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Sabato, 25 Ottobre 2014 10:37

I problemi della #privacy si risolvono documentandosi e con una buona dose di rassegnazione

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la scritta Keep Calm and we are documented yet

Prima la vita reale con le postille scritte in piccolo oppure con le polizze dai mille optional, poi la vita virtuale, dalle firme “con un solo click” e cosa dire di quello che ci riserva il futuro, dove “urteremo” letteralmente il nostro cellulare sulla cassa al bar per pagare il caffè? Tutto questo dovrebbe insegnarci che dobbiamo affrontare la privacy con una buona dose di rassegnazione.

Una cosa deve essere ben chiara: il mondo virtuale è reale. No! Non è una contraddizione, quello che si firma e per giunta “con un solo click” è reale e vincolante.

A proposito l’altro giorno, un amico informato mi raccontava di aver letto su una rivista straniera, di un esperimento interessante: qualcuno ha inventato l’ennesima APP ma per gioco e per esperimento, ha inserito nelle clausole del contratto “dichiaro accettando di cedere il mio coniuge in tutto e per tutto” e sembra che l’80% abbia cliccato accetto.
Gli ignari partecipanti sono stati poi tutti intervistati e il restante 20% sembra abbia dichiarato di non aver letto e capito il punto in questione, altrimenti avrebbe accettato volentieri… scherzo ma l’esperimento e il risultato sono veri: non leggiamo i contratti su internet perché li consideriamo virtuali.

Da un eccesso all’altro, la paura spesso ci spinge a censurare qualcosa, ma anche in questo caso, come spesso accade “la paura è generata dalla ignoranza”. Persino il buio spaventa solo perché “non vediamo”, allora accendiamo la luce e ci sentiamo sicuri e magari dietro di noi c’è invece il mostro che ci fa del male.

Allora “Keep calm and We are documented yet”, la seconda cosa che deve essere ben chiara è che non possiamo affermare di non avere cose importanti nel computer o nel telefono, se sbagliando non vogliamo dare importanza alle nostre cose, non possiamo fare lo stesso per le cose degli altri. Già! Qualcuno ha pensato che deteniamo ma non disponiamo di alcuni dati riservati di altri?

Personalmente non provo tutto, ma per stare documentato, quando qualche fenomeno internet varca una certa soglia, mi sento obbligato a provare e valutare. Così è accaduto per WhatsApp e per la prima volta mi sono spaventato di una APP. Mi è capitato poche volte, ma sono corso al computer per una segnalazione al garante della privacy, ente che devo dire mi ha sempre appagato, in questo caso comunque avevo poca speranza, la WhatsApp Inc benchè indicata dai contratti, allora non esisteva ancora e comunque pensavo che una azione all’estero fosse una speranza inutile.
E invece no, ancora una volta, questo ente utile mi ha meravigliato: lo staff di Antonello Soro, ha verificato e trovando riscontri ha deciso di contattare gli organismi omologhi internazionali trovando appoggio in quello Canadese e Olandese che stavano monitorando lo stesso problema.

Certo c’è voluto qualche mese e ho fatto a tempo a segnalare nuovamente WhatsApp dopo che, superati i 12 mesi gratuiti, mi ha chiesto anche i dati della carta di credito, ho preferito disistallare l’App incriminata e contemporaneamente ho ottenuto la mia soddisfazione. Questa bozza di ente sovranazionale ha fatto fatica a trovare la WhatsApp Inc, la cui sede risultava in una birreria, ma alla fine come riferito da questo articolo della rubrica 6gradi del Corriere è riuscito ad inoltrare la sua richiesta di informazioni. Il nostro garante ha rilevato che “alcune caratteristiche nel funzionamento dell’applicazione comportano implicazioni e rischi specifici per la protezione dei dati personali degli utenti” in particolare di quelli che non vogliono avere a che fare con questo tipo di applicazioni. Sì perché sono così tutte le altre APP per chattare e anche tanti giochini. Inoltre -sappiatelo- se avete due numeri di telefono e pensate di salvarvene almeno uno, un vostro amico che li ha entrambi nella rubrica inconsapevolmente vi tradirà, legando per giunta il vostro Nome e Cognome veri e i vostri indirizzi email ai vostri numeri.

Non sono pienamente d’accordo con 6gradi invece sulla sicurezza di fare login con l’account di un social, preferisco definirlo solo la cosa meno peggiore, intanto dichiariamo quale è il nostro account e poi dobbiamo firmare il consenso a cedere tutti i dati che abbiamo nel social prescelto.

Ma quali sarebbero questi rischi?

Una volta entrati in queste APP, chi le controlla ha accesso alla rubrica dei numeri di telefono di tutti e quindi anche dei nostri amici che non sono iscritti al servizio. Le questioni sono per esempio: come veniamo identificati, con il nostro numero? Come vengono trattati i nostri messaggi e le nostre foto? Come vengono conservati i dati trattati dei nostri amici e per quanto tempo? Noi non possiamo firmare consensi per i dati posseduti che sono dei nostri amici.

L’avvocato Giangiacomo Olivi e Olga Mascolo che lo ha interpellato per scrivere l’articolo, si chiedono se sarebbe stato possibile far nascere una WhatsApp in Italia, la loro opinione è “non so”, la mia opinione è “assolutamente no”. Certo hanno ragione quando dicono che la burocrazia italiana sacrifica la flessibilità e la creatività, ma come facciamo a sapere se le intenzioni di chi sta dietro a questi meccanismi sono buone o cattive, se non sappiamo almeno con chi abbiamo a che fare? Negli stati uniti si può operare per almeno un anno senza partita iva e due senza una sede, certo il contratto, nel frattempo, dovrebbe essere tra persone e invece per WhatsApp c’era la inesistente WhatsApp inc. Questo significa che tutti i contratti firmati prima della sua costituzione non sono validi, ma i nostri dati li abbiamo ceduti, commettendo in Italia come minimo il reato di incauto acquisto.

Magie del sogno americano, la WhatsApp Inc ora esiste e di botto vale 19 miliardi di dollari, è stata acquistata da Facebook.

Letto 1040 volte Ultima modifica il Sabato, 25 Ottobre 2014 11:21
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