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Giovedì, 18 Ottobre 2012 02:00

Il bullismo si sposta sul web

Scritto da  Dr.sa Cinthia Caruso
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foto sfocata per privacy, una donna piange dietro ad un portatile

L’indagine sugli stili di vita degli adolescenti condotta dalla Società Italiana di Pediatria rileva che rispetto allo scorso anno la percezione dell’incidenza degli atti di bullismo tra i ragazzi delle scuole medie è calata di 8 punti passando dal 61% del 2011 al 53% del 2012, mentre aumentano i casi di cyberbullismo ossia offese, minacce, sino a vere e proprie persecuzioni veicolate tramite gli strumenti della Rete, dalle mail a Facebook: riferisce di esserne stato oggetto o di sapere che ha interessato un amico il 42,9% del campione preso in esame.

Emerge però un positivo senso di giustizia tra i ragazzi: l’85,8% ritiene che chi "denuncia" un comportamento persecutorio a genitori e insegnanti faccia la cosa giusta mentre solo il 10, 5 lo definirebbe "una spia" e il 10% un fifone, ma il 44% si difenderebbe da solo e solo il 34,3% informerebbe
un genitore. Il 69,3% dei ragazzi infine valuta in maniera negativa i coetanei prepotenti che assumono comportamenti violenti, aggressivi e vessatori anche se il 27% riferisce scarso interesse al fenomeno a meno che non lo riguardi direttamente.

I rischi del ciberbullismo

Il termine inglese «Cyber bullying» («bullismo elettronico» o «bullismo in internet») indica l'utilizzo di informazioni elettroniche e dispositivi di comunicazione, come ad esempio la posta elettronica, la messaggistica istantanea, i blogs, i messaggi di testo quali SMS, MMS ecc. per effettuare azioni di bullismo, attraverso attacchi personali o con altre modalità. Come forma di bullismo, anche il cyberbullying è un comportamento intenzionale e riguarda danneggiamenti ripetuti nel tempo, inflitti prevalentemente tramite frasi o immagini.

Il bullismo elettronico permette un maggiore anonimato del bullismo diretto che può far diminuire il senso di responsabilità da parte di chi agisce, permettendo l'azione prevaricante anche da parte di soggetti che nella conflittualità sociale diretta non troverebbero la forza di agire.

- commenta Luca Bernardo Consigliere Nazionale SIP ed esperto di disagio giovanile e aggiunge:

Il bullismo elettronico inoltre, con il ruolo rivestito dall'immagine, risente più del bullismo "tradizionale" dell'influenza dei media e delle modalità e contenuti da questi trasmessi. Non va poi dimenticato, in termini operativi, che il bullismo elettronico può essere maggiormente nascosto al mondo degli adulti, a causa di una generale maggiore competenza informatica e tecnologica dei ragazzi rispetto ai genitori o agli adulti in genere ed alla scarsa possibilità di controllare le comunicazioni inviate tramite internet o tramite cellulare.

Il Cyberbullismo consente al bullo di "diventare un eroe multimediale" e fa si che la vittima non rimanga vittima una sola volta, ma diventi la vittima catturata dall'infinito spazio virtuale; e l'immagine (fotografia, film, ecc.) che riprende la violenza subita (verbale, fisica) viene immortalata e resa intangibile nello spazio virtuale. Ciò comporta che il disagio della vittima aumenti in modo esponenziale: il silenzio, l’esclusione, il senso di impotenza, la mortificazione, la vergogna, il timore del giudizio degli altri, che connota ogni vittima di bullismo, diventano spesso insostenibili quando si è alla mercé di un atto di cyberbulling.

Quanto è diffuso il ciberbullismo

Dati relativi al 2010 (Indagine Eurispes/Telefono Azzurro) dicono che il 25.3% dei ragazzini era stato vittima di provocazioni, prese in giro, ingiurie, offese senza motivo, oppure oggetto di diffusione di informazioni negative sul proprio conto per mezzo della Rete (7,4%). Ma allo stesso tempo si evince un alto grado di empatia nei confronti delle "vittime" che sono soggetto deboli, che non hanno sviluppato meccanismi di auto-protezione tali da permettergli di reagire (52,2%). Gli studi mostrano che la nuova tendenza è utilizzare telefonini e internet per perpetrare comportamenti di vera violenza psicologica come dicerie e falsità sul proprio conto , esclusione dal gruppo dei pari (lo ha fatto il 4% degli intervistati e lo ha subito il 2,4%), messaggi o contenuti mediali di minaccia o intimidazione (subiti dal 6,4%).

Letto 2307 volte Ultima modifica il Venerdì, 07 Febbraio 2020 09:16
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