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Che vuol dire?

Che vuol dire?

Il dizionario della lingua italiana è costituito da più di 160.000 parole (con quelle tecniche e di ambiti specialistici si sale ad oltre 250.000 parole); una tale ricchezza di contenuti permette di classificare le parole in base a differenti criteri tra cui quello legato alla difficoltà di comprensione. Una parola difficile è un termine particolarmente complicato che mette alla prova la bravura e la cultura di chi tenta di individuarla.

Questa rubrica darà soddisfazione ai tuoi dubbi sulle parole difficili o insolite. Inviaci una richiesta specifica, la risposta sarà pubblicata.

Artatamente 

(Avverbio. Da: arte)
Con inganno, con astuzia, in modo artificioso, ottenere con raggiri.
Quando qualcuno vuole farci fessi, ma in modo molto subdolo, furbissimo. Un rappresentante che vuole vendervi proprio quel prodotto, che è proprio il migliore che c’è sul mercato, che se non acquisti in quel preciso momento perdi l’occasione… sta vendendo qualcosa artatamente.

Dadaismo

(Dal francese: dadaisme - derivazione di dada - prima parola del bimbo)
Movimento artistico e letterario, sorto a Zurigo nel 1916 e affermatosi in Germania e in Francia dopo la prima guerra mondiale, che metteva in discussione i fondamenti tradizionali dell’arte e della cultura, negava tutti i valori razionali e riconosciuti, ed esaltava gli atti gratuiti e i gesti spontanei dell’individuo.

Drugstore

(Ingl. - Pr.: dragstòo da drug = farmaco e store = negozio)
Propriamente, negozio che vende medicine e altri generi di merci (dolciumi, quotidiani, riviste, ecc.), caratteristico degli Stati Uniti d’America; più genericamente, grande magazzino, per lo più con orario continuato di apertura, che vende ogni genere di prodotti e offre anche servizî di intrattenimento e di ristorazione.

Glàuco

(Dal greco: glaucòs = brillante, lucente e nome di colore)
Di colore tra il celeste e il verde, o anche celeste chiaro, verde-grigio, ceruleo; il termine, appunto per la sua indeterminatezza, è frequente nella poesia, con riferimento soprattutto agli occhi: del grave occhio g. entro l'austera Dolcezza (Carducci); in partic., la dea dagli occhi g., epiteto della dea greca Atena "glaucopide"); più raramente riferito ad altre cose: costa tutta coperta del pallor g. degli ulivi (Pascoli); la grande frescura g. della sera di giugno (D'Annunzio).
In botanica, il termine designa il colore verde-grigio di alcuni organi vegetali (per es., le foglie dei giaggioli e di molte piante grasse), dovuto alla presenza di uno strato di cera che ricopre l'epidermide e maschera in parte il colore sottostante.

Proṡopopèa

(Dal greco: prosopopeia = personificare)
-Figura retorica per cui si introducono a parlare persone assenti o defunte, o anche cose inanimate, astratte, come se fossero presenti, vive, animate: è una figura questa, quando a le cose inanimate
si parla, che si chiama da li rettorici prosopopeia (Dante)
-(spregiativo) Aria d’importanza, gravità affettata e ridicola, che spesso si accompagna a sussiego, presunzione, arroganza: parlare con p.; ha una gran p.; senti che p!; lo spettacolo in sé lo annoiava,
perché non aveva niente di autentico – era solo cartapesta e retorica, finzione e prosopopea (Melania Mazzucco).

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