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Venerdì, 28 Agosto 2015 02:00

#Milano: Guida «esoterica» in 4 punti

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Milano: Guida «esoterica»

Milano è la città che più di altre in Italia incarna l'ideale di modernità. La metropoli dei grattacieli, il cervello finanziario e il laboratorio tecnologico. Eppure Milano custodisce segreti e leggende gemmate in oltre due millenni di storie. Tracce che non tutti i milanesi sanno decifrare, sono tuttora visibili nei monumenti sopravvissuti alla guerra e allo sviluppo urbanistico, sulle facciate e nelle navate di chiese e conventi, nei cunicoli di un sottosuolo gravido di sorprese. Segni disseminati ovunque, che si intrecciano a leggende e figure quasi mitiche di streghe, alchimisti, negromanti.

Antonio Piedimonte, giornalista e scrittore, ne ha tratto un libro, Milano esoterica (Intra Moenia) che è un prezioso scrigno di storia e di storie, una guida dotta per i curiosi a cui non basta una mappa e qualche sbrigativa didascalia, per visitare e conoscere a fondo una città multiforme come Milano.


Milano: Guida «esoterica»

IL CINGHIALE BIANCO

Scolpito su un capitello del Palazzo della Ragione in via dei Mercanti, nel cuore medievale della città, campeggia un cinghiale. Si tratta solo dell'esempio più visibile dell'antico culto, di origine celtica, che a Milano si tributava all'animale simbolo di antiche credenze. Una delle possibili etimologie del nome dato alla città è legata proprio a questa antica fiera dal pelo corto, Medio-lanum, appunto. Comincia qui il viaggio di Piedimonte nel passato, più o meno dimenticato, della metropoli meneghina, che prima di diventare snodo di potere e commerci, fu innanzitutto un luogo sacro. Proprio dove adesso sorge piazza Duomo, duemila anni fa c'era un tempio celtico che in realtà forse era semplicemente un bosco di querce abitato da druidi.


Milano: Guida «esoterica»

GLI OSSARI

Il legame con la spiritualità, e quindi con il mondo dell'aldilà è testimoniato dal culto delle anime del Purgatorio, testimoniata dal suggestivo ossario di San Bernardino. O dall'antica tradizione che lega Milano ai Re Magi, la cui stella cometa campeggia ancora oggi sul campanile di Sant'Eustorgio.


Milano: Guida «esoterica»

LE STREGHE DI PIAZZA DELLA VETRA

Milano Esoterica affonda la sua indagine negli archivi della Santa Inqusizione milanese, che nell'attuale piazza della Vetra cominciò a incenerire streghe con quasi un secolo d'anticipo rispetto alla bolla di Innocenzo VIII Summis Desiderantes affectibus, del 1484, che ufficialmente diede il via alla caccia. Piedimonte spiega che in parecchi e documentati casi, dietro la presunta stregoneria in realtà si celavano disturbi psichici se non stati di coscienza alterati da sostanze psicotrope. Del resto la città è sempre stata culla di grandi alchimisti e di esperti farmacisti. La spezieria ospitaliera della Ca' Granda, l'antico ospedale cittadino, era conosciuta in tutta Europa. Mentre la recente scoperta del mortorium libris nell'ossario dell'ospedale ha consegnato alla scienza un vastissimo studio epidemiologico ante litteram. Ma Milano fu anche una città di cavalieri templari e grandi massoni, fino al Risorgimento, quando le società segrete giocarono un ruolo centrale nel processo unitario. Ancora oggi, nascosti allo «sguardo profano», simboli massonici affiorano in monumenti sepolcrali o insegne nobiliari all'ingresso di sontuosi palazzi.


Milano: Guida «esoterica»

BELZEBÙ ABITA A PORTA ROMANA

Mentre in città infuriava la peste del 1630, la stessa dei Promessi Sposi, il marchese Ludovico Acerbi passeggiava per la città facendo sfoggio di eleganza. Nella sua dimora, un austero palazzo che ancora oggi si può ammirare al numero 3 di via di Porta Romana, imbandiva sontuosi ricevimenti. Dalle finestre si sentivano tintinnare i bicchieri, musica e risate, mentre in strada i poveracci sputavano sangue e i monatti raccoglievano carrettate di cadaveri. Piedimonte, che nel suo libro passa in rassegna un gran numero di casi di satanismo, rievoca questa storia perché all'epoca, nel '600, il marchese Acerbi era considerato l'incarnazione del diavolo. Una fama acquisita grazie alla frenetica vita sociale, nonostante la quale restò immune al contagio assieme a tutti i suoi abituali ospiti. La leggenda è rimasta impressa a distanza di cinque secoli nella memoria popolare. Al punto che ancora oggi si sente dire: «Belzebù un tempo abitava a Milano. In corso di Porta Romana».

Letto 6769 volte Ultima modifica il Giovedì, 27 Agosto 2015 23:18

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