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Domenica, 13 Ottobre 2013 02:00

#Salute: #cybercondria più pericolosa della #ipocondria

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Salute: La cybercondria è più pericolosa dell’ipocondria

Da qualche tempo, i ricercatori sono concentrati sulla cybercondria, cioè l'ipocondria 2.0, che si sta diffondendo nell'era del web. Uno studio pubblicato su Cyberpsychology, Behavior and Social Networking, dice che sempre più persone sono alla ricerca di risposte sulla loro salute utilizzando Internet, invece di rivolgersi a un medico.

I risultati delle loro ricerche sono spesso imprecisi come la moltitudine di risposte che trovano, questo contribuisce ad accentuare il loro disagio. Il dottor Thomas Fergus, della Baylor University di Waco, in Texas, che ha condotto lo studio, spiega che:

...il cybercondriaco può essere più dannoso dell'ipocondriaco tradizionale, a causa della sovrabbondanza di informazioni non corrette o imprecise accessibili con pochi clic.

Le persone che hanno notevoli difficoltà a gestire l'incertezza e temono con maggior intensità l'ignoto sono più a rischio di sviluppare la cybercondria che colpisce chi è ossessionato dalle ricerche relative alla propria salute online. La cybercondria peggiora durante la ricerca delle risposte in questi individui più vulnerabili. In pratica, i soggetti che sono già affetti da profonda insicurezza e pensieri ossessivi sulla probabilità di sviluppare malattie gravi quando si mettono alla ricerca di potenziali diagnosi funeste su internet non fanno altro che aggravare i sintomi dell'ipocondria.

 

Un rapporto pubblicato a gennaio da PewInternet rivela che, su un campione di 3.000 cittadini americani adulti, il 59% ha dichiarato di aver cercato informazioni di tipo medico online, mentre il 35% ha dichiarato di essersi affidato a internet, e in particolare a un motore di ricerca, per capire come risolvere da solo il problema, trovando indicazioni che, nel 20% dei casi sono ritenute inesatte false dagli esperti medici.

 

La situazione è la stessa che PewInternet aveva descritto nel 2000, quando la Rete era molto più giovane e la percentuale di medici attivi online era sensibilmente più bassa. Dal 2000 ad oggi molte cose sono cambiate, ci sono portali dedicati proprio ai pazienti che vogliono chiarire alcuni dubbi o anche semplicemente tranquillizzarsi, ci sono esperti che (vuoi per passione, vuoi per necessità di marketing) sono raggiungibili a un account Twitter o su un sito personale. Solo due settimane fa, HealthDay ha diffuso dei dati che mostrano come un medico oncologo su quattro utilizzi attivamente i social media a fini professionali, mentre quasi il 50% diffonde via Internet nuove informazioni ogni settimana.

 

Se negli USA il paziente in apprensione può rivolgersi a portali come HealthTap Ringadoc , in Italia esistono realtà come MedicItalia , PagineMediche Dica33 , che offrono servizi simili, per non parlare della moltitudine di forum dedicati a singoli campi medici e gestiti da professionisti della sanità. Nonostante ciò, spesso e volentieri il paziente continua a volersi affidare solo al proprio giudizio, e a quello insindacabile dell’indicizzazione di Google, forse perché questo gli dà una maggiore illusione di controllo sulla propria condizione.

 

Il problema non è tanto che nel web non si trovino informazioni utili, anzi, in linea teorica un paziente potrebbe tranquillamente trovare uno studio, o dei dati clinici, di cui il suo medico curante magari non era a conoscenza. Peccato che, a differenza del suo medico curante, il più delle volte non sia in grado di valutare l’affidabilità della fonte trovata, o anche solo di comprendere quanto lo studio riporta. Il risultato è che diventa facilissimo prendere lucciole per lanterne, malori per tumori, malattie per epidemie e via dicendo.

 

Sarebbe stupido, oltre che controproducente, pretendere di tornare a una situazione in cui il proprio medico curante abbia accesso esclusivo a informazioni di tipo medico. Questo però non significa che i problemi di salute possano essere risolti bypassando la consulenza degli esperti. Chissà, forse Ray Kurzweil e la banda di geniacci che lavora giorno e notte al cervellone di Google, di qui a qualche decade, riuscirà a trasformare il motore di ricerca di Mountain View in un medico dall'intuito infallibile. Ma per ora, ti conviene ancora chiudere il laptop e prenotare una visita alla mutua.

Letto 7148 volte Ultima modifica il Domenica, 13 Ottobre 2013 08:13
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