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Paddock

>Inglese - pronuncia: pàdek

Etimologia

Il termine paddok deriva da pad = "tampone", "lettiera di fieno" ironicamente derivato dal Proto-Germanico (fur) pado = "Abitat della Rana", quella macchia erbosa zuppa d'acqua.

Significato
  1. Nell'allevamento, il paddok è il recinto annesso alle stalle per bovini, per suini o per equini, che serve per la sosta all’aperto degli animali, specialmente nella stagione estiva.
  2. Nell'ippica il paddok è l’abitazione di cavalle fattrici e puledri, costituito da un box o da una scuderia che ha davanti un recinto erboso chiuso da palizzate; negli ippodromi, il recinto per la presentazione dei cavalli prima della corsa.
  3. Per estensione, negli autodromi, il paddok è il recinto dove stazionano i camper delle "scuderie" motoristiche e dove si esegue la manutenzione delle vetture da corsa prima dell’entrata in pista.

un'alba al mare, a destra in un montaggio il volto del poeta in controluce

Mattina

Una delle più belle e brevi poesie della letteratura. Le parole che la compongono, sono il tentativo del poeta di ricercare una nuova "armonia" con il cosmo. Il poeta ermetico Ungaretti compone il verso in Santa Maria la Longa, è il 1917 (103 anni fa) ed è un fante della 1a guerra mondiale.

Gaio Giulio Fedro

busto in marmo del persoaggio capelli ricci viso tondo barba ricciaGaio Giulio Fedro è stato uno scrittore romano, autore di celebri favole, attivo nel I secolo. Fedro rappresenta una voce isolata della letteratura: riveste un ruolo poetico subalterno in quanto la favola non era considerata un genere letterario "alto" anche se possedeva un carattere pedagogico e un fine morale.
(20-15 avanti Cristo - 51 dopo Cristo)

Versione latino

Vulgare amici nomen, sed rara est fides

Analsi del testo

Frequente la classificazione di amico, ma la fedeltà è rara

Questo detto latino ci fa capire che il problema, come al solito, nasce nella notte dei tempi. Oggi, come al solito, qualcuno approfitta delle debolezze umane.
Nel contesto dei social media, il termine "amico" è usato per descrivere i contatti piuttosto che i rapporti. Abbiamo la capacità di inviare un messaggio ai nostri "amici", ma non è la stessa cosa che avere un vero "rapporto" con quella persona.
Inoltre ci preoccupiamo troppo di avere amici mentre dovremmo concentrarci sull’essere un amico.

due lupi naso a naso

Si narra che nella foresta di Akima, vivesse un branco di lupi guidato da una giovane femmina. Il suo nome era Redrose. Aveva il manto bianco ed occhi di fuoco. Per cercare cibo, erano costretti a spostarsi, poiché con la crescita della città, la vegetazione era diminuita e di prede ne erano rimaste poche. Redrose era buon capobranco e tutti, anche i lupi più anziani ubbidivano ai suoi comandi.

L'amicizia
è un fiore raro
che la gente spesso
sciupa...

poiché non sa coltivarla.

in divisa militare con tante medaglie, volto allungato, giovane, baffetti, capelli lisci con la riga alla sua destra

Francesco II di Borbone

(1958 – vivente), scrittore, saggista, critico musicale, sceneggiatore e regista italiano.

Aforismi di Francesco II di Borbone

  • I miei affetti sono qui. Io sono napoletano, né potrei senza grave rammarico dirigere parole d'addio ai miei amatissimi popoli, ai miei compatrioti. Qualunque sarà il mio destino, prospero od avverso, serberò per i napoletani sempre per essi forti ed ammirevoli rimembranze.
  • Raccomando ai napoletani la concordia, la pace, la santità dei doveri cittadini. Quando veggo i sudditi miei, che tanto amo, in preda a tutti i mali della dominazione straniera, quando li vedo come popoli conquistati... calpestati dal piede di straniero padrone, il mio cuore Napoletano batte indignato nel mio petto... contro il trionfo della violenza e dell'astuzia.
  • Io sono un principe italiano illegalmente spogliato del suo potere, è qui l'unica casa che mi è rimasta, qui è un lembo della mia patria, qui sono vicino al mio Regno ed ai sudditi miei.
  • Vengono chiamati assassini e briganti quegli infelici che difendono in una lotta diseguale l'indipendenza della loro patria e i diritti della loro legittima dinastia. In questo senso anche io tengo per un grand'onor di essere un brigante! Io sono Napolitano!
  • Ho preferito lasciare Napoli, la mia propria casa, la mia diletta capitale per non esporla agli orrori di un bombardamento.
  • Ho creduto di buona fede che il Re di Piemonte, che si diceva mio fratello, mio amico.
  • Se la Provvidenza nei suoi alti disegni permetta che cada sotto i colpi del nemico straniero... mi ritirerò con la coscienza sana... farò i più fervidi voti per la prosperità della mia patria, per le felicità di questi Popoli che formano la più grande e più diletta parte della mia famiglia.
  • Voi sognate l'Italia e Vittorio Emanuele, ma purtroppo sarete infelici.
  • I napoletani non hanno voluto giudicarmi a ragion veduta.
  • Ad essi rimarranno solo gli occhi per piangere.
  • Le iniquità della Storia non resteranno impunite.
  • Non mi strappano il Regno le discordie intestine, ma mi vince l'ingiustificabile invasione d'un nemico straniero.
  • Quando tornerete alle vostre famiglie, gli uomini d'onore s'inchineranno al vostro passaggio.

Troglodìta

Etimologia

Dal greco: troglodytes, composto di "trògle" caverna e "dyein" entrare.

Significato
  1. Uomo preistorico o primitivo che abita le caverne, soprattutto con riferimento a epoche preistoriche.
  2. Aborigeno africano che viveva nelle caverne.
  3. Per estensione, essere umano che abita o vive in locali e ambienti sotterranei o interrati, o comunque privi di luce e di aria: vivono in uno scantinato, come trogloditi.
  4. In senso figurato, persona incolta, incivile, rozza, molto arretrata sul piano culturale e scientifico: quell'uomo è un troglodita, non sa nemmeno parlare; non vedi come veste? In fatto di informatica, mi considero un troglodita.
Aggettivo

Trogloditico: relativo ai trogloditi, caverne, abitazioni trogloditiche. Rozzo, primitivo, incivile, con abitudini trogloditiche.

Sostantivo

Trogloditismo: modo di vivere dei trogloditi. Modo di vivere rozzo, primitivo, incivile.

Sinonimi
  1. Cavernicolo, uomo delle caverne, preistorico, primitivo.
  2. Bifolco, burino, buzzurro, cafone, cavernicolo, incivile, primitivo, selvaggio, uomo delle caverne, zoticone, maleducato, grossolano, incolto.
Contrari

Gentiluomo, signore, educato, civile, raffinato.

un cartello sulla porta: chiuso per scaramanzia

Eptacaidecafobia

Sostantivo

Etimologia

Il termine eptacaidecafobia deriva dal greco [ἑπτακαίδεκα] eptakaídeka = "diciassette" + [φόβος] phóbos = "paura".

Significato

L'eptacaidecafobia è la paura del numero 17. Il numero 17, in particolare abbinato al giorno venerdì, è ritenuto particolarmente sfortunato in Italia e altri paesi di origine greco-latina. Esistono diversi pregiudizi legati a esso, principalmente legati alla cultura popolare e alla superstizione. In particolare il venerdì 17 è una ricorrenza considerata particolarmente sfortunata, in quanto unione di due elementi, ognuno dei quali estremamente negativo: il Venerdì Santo (giorno della morte di Gesù) ed il numero 17 la cui nefandezza deriva dalla credenza che deriva dalla scritta che era comune sulle tombe dei defunti dell'antica Roma "VIXI" ("vissi", equivalente a "sono morto"), qualcuno ha notato poi che è l'anagramma di "XVII" che a sua volta rappresenta il numero 17 nel sistema di numerazione romano. Una simile situazione si ritrova nei paesi anglosassoni nei confronti del numero 13 ma questa è un'altra storia.

una pletora di cornetti rossi

Gli italiani hanno paura del venerdì 17 una superstizione popolare legata alla tradizione latina, cattolica e greca

Superstizione che continua a generare infausti presagi ogni volta che si dà un’occhiata al calendario. Da una parte il venerdì, che nella tradizione cristiana rappresenta la morte di Gesù, avvenuta appunto il venerdì santo, dall’altra il 17, un numero che nella storia del mondo occidentale ha assunto diverse connotazioni negative.

Pablo Neruda

pseudonimo di Ricardo Eliecer Neftalí Reyes Basoalto
(1904 – 1973), poeta cileno. Premio Nobel per la letteratura.

Ti manderò un bacio

Ti manderò un bacio con il vento e so che lo sentirai,
ti volterai senza vedermi ma io sarò li
Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni
Vorrei essere una nuvola bianca in un cielo infinito
per seguirti ovunque e amarti ogni istante
Se sei un sogno non svegliarmi
Vorrei vivere nel tuo respiro
Mentre ti guardo muoio per te
Il tuo sogno sarà di sognare me
Ti amo perché ti vedo riflessa in tutto quello che c'è di bello
Dimmi dove sei stanotte ancora nei miei sogni?
Ho sentito una carezza sul viso arrivare fino al cuore
Vorrei arrivare fino al cielo e con i raggi del sole scriverti ti amo
Vorrei che il vento soffiasse ogni giorno tra i tuoi capelli,
per poter sentire anche da lontano il tuo profumo!
Vorrei fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi.

 

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