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Il 27 dicembre 1911 Vittorio Emanuele III inaugura la Zecca Italiana

L'emissione della moneta in italia è sempre stata monopolio dello stato, fin dall'epoca della sua invenzione è esistito un istituto statale tecnico e amministrativo con edifici e officine situati in varî punti del territorio, nei quali si fabbricava la moneta o direttamente dallo stato o per conto e sotto la sorveglianza dello stato.

Gli antichi coniavano le monete a mano, ponendo i tondelli sopra l'incudine, facendo penetrare il metallo negl'incavi del conio a colpi di mazza. Adoperavano un forno per la fusione del metallo, e la bilancia per verificare il peso delle monete. Questi varî attrezzi, insieme con le pinze per afferrare i conî e col cannello per soffiare sul fuoco, si vedono a Pompei nella decorazione murale della casa dei Vettii, che rappresenta le varie operazioni della monetazione eseguite da putti.

Il nome italiano attuale dell'istituto "Zecca" si ritrova in documenti medievali redatti in latino sotto la forma sicla, che ne indica la probabile derivazione dall'arabo sikkah = "moneta".

Lo stato italiano ereditò nel 1870 l'antica Zecca Pontificia, che nel 1665 era stata da Alessandro VII definitivamente sistemata presso i giardini vaticani e che impiegava l'acqua del lago di Bracciano per azionare alcune macchine. In quegli stessi locali la Regia Zecca rimase dal 1870 fino al 1911, quando la Regia Zecca fu trasportata in un edificio appositamente eretto nella zona dell'Esquilino, con una superficie di 5600 metri quadrati, inaugurato ufficialmente il 27 dicembre 1911 (109 anni fa) da re Vittorio Emanuele III.

Straordinaria fu la rinascita artistica della moneta italiana durante il regno di Vittorio Emanuele III (1900-1946). Tra il 1908 e il 1912 vide la luce una serie completa di pezzi in oro, argento, nichel e bronzo modellati, su proposta della Regia Commissione tecnico-artistica da poco istituita, da artisti di chiara fama, come Leonardo Bistolfi, Davide Calandra, Pietro Canonica ed Egidio Boninsegna; i conî furono incisi da Luigi Giorgi, capo incisore della Zecca di Roma.

Una serie speciale di monete fu emessa, su modelli dello scultore palermitano Domenico Trentacoste, nel 1911 per celebrare il cinquantenario dell’Unità.

Nella nuova sede, col potente macchinario di cui è dotata, la Regia Zecca ha dal 1912 a oggi rinnovato due volte interamente la monetazione italiana: una prima volta prima della guerra mondiale secondo i nuovi tipi modellati dagli scultori L. Bistolfi, D. Calandra, M. Boninsegna e P. Canonica; una seconda volta nel dopoguerra coniando con nuovi tipi le nuove monete di valore e di modulo diverso, richieste dalle mutate condizioni del mercato monetario.

L'Istituto Poligrafico dello Stato nasce nel 1928 e acquisisce la sezione "zecca" cinquant'anni più tardi, nel 1978, sotto la presidenza di Rosario Lanza, prendendo così la denominazione di Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (IPZS).

Nel 1982 la Zecca italiana è stata la prima a coniare monete bimetalliche con un procedimento di cui detiene il brevetto.

Dall'ottobre 2002 l'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato è una Società per Azioni con azionista unico il Ministero dell'Economia e delle Finanze. All'Istituto è demandata per legge la coniazione dell'euro unicamente per le monete metalliche.

Presso la Zecca dello Stato italiano sono coniate anche le monete degli Stati di San Marino, della Città del Vaticano e della Slovenia (dal 2018)

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